A Castelsardo per triglie e aragoste

logo-quadro

27 Feb A Castelsardo per triglie e aragoste

Arrivare in Sardegna in questa stagione provoca intense emozioni ad ogni viaggiatore del continente.

I colori e i profumi sono assai diversi da quelli più noti del periodo estivo.

Direi che l’atmosfera è più “sarda” e , per i fortunati turisti che se lo possono permettere, è il momento per respirarla appieno entrando con discrezione nella plurimillenaria storia di questa incredibile isola.

Da Alghero, dove è atterrato l’aereo, percorro in 45 minuti una bella strada che mi porta in una delle perle del nord della Sardegna, Castelsardo.

Come di consueto, l’attrattiva , o meglio, l’alibi per la visita è costituito da un prodotto che , mi dicono, sia da considerare sopra le righe: la triglia di scoglio di Castelsardo. In realtà si tratta di coniugare in modo perfetto ambiente e gastronomia in uno splendido borgo medievale perfettamente conservato e curato sia dall’amministrazione locale, sia dai suoi abitanti che ne sono giustamente orgogliosi.

All’inizio della salita verso il centro storico, incontro la mia “guida”, castellanese autentico, si tratta di Renato Pinna, titolare di uno dei più rinomati ristoranti di Castelsardo, il “Cormorano” dove, più tardi gusterò un piatto con le celebri triglie e, insieme, percorriamo i vicoli che si inerpicano verso la cima della collina presidiata dal maestoso e imponente castello con le mura integrate nella parte esterna dalla stessa parete rocciosa nella quale sono pure inserite le finestre.

Si cammina lentamente , non a causa della salita, ma per potersi soffermare ad ogni angolo presi dalla bellezza delle costruzioni rimaste praticamente intatte e molto ben curate così come le facciate delle chiese, fino al castello dal quale si gode un grandioso panorama su buona parte della costa.

Visitiamo, all’interno del castello, un interessante “museo dell’intreccio” dedicato proprio agli oggetti che da tempo immemorabile i sardi riescono ad ottenere semplicemente intrecciando steli vegetali.

Mentre percorriamo le viuzze del borgo antico e le ripide scalinate, osservando donne che, come secoli orsono, intrecciano cesti con colori variopinti e inserti di figurine emblematiche del passato, la mia Guida traccia una breve storia del paese e del suo nome:

“la fondazione risale al dodicesimo secolo ad opera della Famiglia Doria di Genova che battezzò la città con il nome di “Castelgenovese” facendolo diventare in breve uno dei porti e roccaforti più importanti per i genovesi.

Nel 1448 il territorio passò agli Aragonesi che mutarono il nome della città in “Castell’Aragonese” e ciò fino al 1769, con i Savoia, quando, finalmente, diventò “Castelsardo”.

Oggi la cittadina è nota quale importante centro di vendita per tutto l’artigianato caratteristico sardo ma, soprattutto, per i cestini di cui ho già parlato denominati ovunque come i “famosi cestini di Castelsardo”

Ma qui non c’è solo artigianato e , venendo al primario oggetto del mio viaggio, chiedo a Renato cosa c’è di vero sulla particolare bontà delle triglie di scoglio che si pescano da queste parti ed anche qualcosa per le rinomatissime aragoste la cui pesca ricomincerà nel prossimo marzo.

Pinna dice che in effetti le triglie , sono di taglia medio-grande ed hanno gusto saporito ma molto elegante . Per le aragoste , altro vanto della pesca locale, vale lo stesso discorso. Pare che ad un palato molto attento, non sfugga la differenza di aragoste pescate vicino alle scogliere del territorio di Castelsardo, rispetto ad altre pescate in territori abbastanza vicini.

Purtroppo, la stagione non mi consente di assaggiare le aragoste ma mi accontento volentieri di un piatto con filetti di eccellenti triglie presentate semplicemente con pomodoro e basilico e, per non farmi mancare nulla, le faccio precedere da linguine ai ricci di mare di cui è ricca la raccolta in questo periodo. “Rubo” al mio accompagnatore le ricette che pubblico volentieri per i nostri lettori.

 Qualche altra notizia utile

 da non perdere:

– la secentesca cattedrale di Sant’Antonio Abate con il bellissimo campanile con la cupola ricoperta in maiolica e dalla quale ci si affaccia , dal piccolo sagrato, sullo stupendo panorama verso il mare. All’interno, da visitare, il bellissimo coro ligneo della prima metà del settecento e , sull’altare, la cinquecentesca “Madonna del Maestro di Castelsardo”.

– quasi sotto il castello medievale dei Doria, la bella chiesa di Santa Maria,all’origine di epoca medievale e poi modificata. Nell’interno vi sono begli altari lignei e una cappelletta che custodisce un raro e molto antico Crocifisso del Cristo Nero.

– Per chi ha la possibilità di essere a Castelsardo nella settimana di Pasqua, La cerimonia medievale del “Lunissanti” introdotta dai monaci Benedettini della vicina basilica di Tergu. Durante la solenne processione, vengono spente tutte le luci e l’illuminazione è costituita dalle suggestive fiaccole dei fedeli che assistono o seguono il corteo.

 Dove fermarsi per il pranzo:

Per una cucina che tratta il pesce locale nel migliore dei modi:

Ristorante “Il Cormorano” Via Colombo, 5 Tel. 079470628 – Fax 079470628 www.ristoranteilcormorano.net info@ristoranteilcormorano.net ( giorno di chiusura, nella stagione invernale, martedì) sempre aperto nell’alta stagione

E, per una cucina più semplice e casalinga:

Da Maria Giuseppa Via Nazionale, 20 – Tel. 079470661

 Dove dormire:

Hotel Riviera – Lungomare Anglona, 1 – Tel. 079470143 – Fax 079471312 hfofo@tin.it ” Ristorante Albergo Bagabaga – loc. la terra bianca tel.079/479125 – fax 079 479122 – info@bagabaga.it